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COMUNICATO STAMPA

Oggetto: alcune osservazioni al documento “Le proposte di CGIL CISL UIL per la modifica della legge regionale n. 23/2015”.

In merito alle proposte, che saranno oggetto di confronto nel corso dei prossimi incontri con l'Assessorato alla sanità di regione Lombardia riteniamo utile sottolineare alcune brevi osservazioni, inerenti a specifici elementi che riteniamo importanti, affinché le modifiche e/o integrazioni alla legge n 23/2015, che il Consiglio Regionale sarà chiamato ad approvare, possano trovare completa attuazione, diversamente da quanto avvenuto in precedenza nel 2014.

In particolare, due sono gli elementi fondamentali che stanno alla base di una legge che deve rispondere ai bisogni di salute dei cittadini nella più ampia accezione del termine:

  • le risorse economiche disponibili e finanziate;
  • i tempi di attuazione certi (cronoprogramma).

Le risorse economiche, che obbligatoriamente devono essere previste in sede di approvazione della legge, devono essere sufficienti a garantire il perseguimento degli obiettivi stessi previsti dal legislatore, tanto più nel momento in cui si devono implementare i servizi di una rete territoriale necessaria a garantire attività indispensabili per la salute dei cittadini.

Nello specifico un maggior numero di DISTRETTI e/o di PRESST e/o di POT e/o ALTRO NOME con tutte le conseguenze che ne derivano (personale, beni strumentali, immobili, ecc.) e che dovranno avere carattere strutturale e stabile, e non temporaneo come invece previsto per gli investimenti d'urgenza COVID.

Risorse economiche che se fossero SOLO quelle previste nel bilancio dello stato (1 mld aggiuntivo rispetto agli stanziamenti del 2020) non sarebbero sufficienti a garantire la copertura dei maggiori costi della sanità territoriale, anche alla luce del progetto in predisposizione da parte del Governo.

Tanto più se tale progetto deve essere approvato in sede europea nel più corposo RECOVERY FUND.

Tempi certi di attuazione della legge: in particolare nelle norme che riguardano l’organizzazione dei PRESIDI TERRITORIALI, affinché si possano dare risposte adeguate e tempestive ai bisogni della collettività, in particolare ai più deboli (cronici, disabili ecc.).

Fatta questa premessa, che comunque nel documento devono essere sottolineate, riteniamo opportuno raccomandare che nella stesura del documento si cerchi di sintetizzare maggiormente le proposte, insomma che si cerchi di “volare alto”, e non si entri eccessivamente in particolari, anche organizzativi, che attengono più ai Piani sociosanitari ovvero ai POAS, che dovranno essere predisposti da regione Lombardia e dalle amministrazioni aziendali sanitarie e si evitino nuove terminologie per indicare strutture che possono già trovare compiuta e corretta denominazione nelle attuali articolazioni regionali o nazionali (Distretti, Presst, Pot, Dipartimenti, ect.).

Vogliamo, inoltre, sollecitare l'inserimento nel documento del capitolo relativo alla CRONICITA'. Sarebbe pleonastico farlo, se non ché il dettato dell'art. 9 della 23 non ha trovato in questi 5 anni piena attuazione, per tanti motivi che diventerebbe lungo elencare. Diremmo, anzi, che se quanto affermato in sede di verifica effettuata da AGENAS fosse ritenuto adeguato alle aspettative (poco più del 20% di attuazione) saremmo irresponsabilmente complici di un fallimento annunciato e non potremmo più essere organizzazioni affidabili per la difesa dei diritti degli anziani e dei più deboli.

Va pertanto sottolineato l'assoluta urgenza di una risposta sanitaria che le Istituzioni devono dare a quei tre milioni di utenti che oggi stanno pagando il prezzo più alto ai ritardi, alle disfunzioni, alle contrapposizioni, alle liste di attesa, al COVID.

Va rafforzata la norma e, di seguito, i provvedimenti esecutivi affinché questi soggetti siano al più presto messi in condizione di essere INGAGGIATI (nei distretti, dai MMG ovvero nelle altre strutture accreditate) per la predisposizione dei PDTA necessari, in particolare per i follow up che purtroppo sono strettamente legati a prenotazioni “impossibili” da ottenere in tempi accettabili e quindi pongono queste persone a rischi anche gravi per la propria salute.

Nel documento non è approfondito il capitolo relativo agli ospedali. Strutture che non sono avulse dal contesto territoriale. Riteniamo necessario che in sintonia con gli interventi che il legislatore dovrà operare sulla rete territoriale entri a pieno titolo una rivisitazione della dislocazione, del numero di strutture, dei compiti loro attribuiti in funzione di un effettivo collegamento con il territorio visto che dovrebbero assumere un ruolo PIU' pregnante nella gestione e coordinamento delle varie realtà che operano nel contesto sanitario territoriale (presidi, Mmg, enti locali, terzo settore, ecc.).

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