
La medicina di genere è ormai legge dello Stato e ciò significa che in Italia la medicina viene orientata al genere in tutte le sue applicazioni, a livello nazionale sia nella sperimentazione clinica dei farmaci (art. 1), sia in tutto il percorso clinico-diagnostico (art. 3).
L’individuo è complesso: alcuni fattori quali genere, ambiente, stili di vita e condizioni socio-economiche sono elementi determinanti per la sua salute condizionano i percorsi diagnostici ed intervenire sui risultati delle terapie.

Grazie ad una tenace opera di sensibilizzazione, le politiche sanitarie nazionali e regionali hanno intensificato azioni di sensibilizzazione nei confronti delle differenze di genere.
Secondo le organizzazioni internazionali, la salute e la medicina di genere sono oggi un obiettivo strategico sia per la sanità pubblica che per la maggiore appropriatezza della prevenzione e della cura.
In quest’ottica, quindi, tutte le patologie dovranno essere reinterpretate secondo parametri genere-specifici quali sesso, età, etnia, livello culturale, condizioni sociali ed economiche.
La legge è un punto fermo che rappresenta maggiore incisività nel pieno rispetto del diritto alla salute, in base all’articolo 32 dettato dalla Costituzione a cui si aggiunge l’impegno alla realizzazione di un Piano volto alla diffusione della medicina di genere mediante divulgazione, formazione e indicazione di pratiche sanitarie che nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura tengano conto delle differenze derivanti dal genere al fine di garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal SSN in modo omogeneo sul territorio nazionale.