

La CAMPAGNA “METTIAMOCI IN GIOCO” alla quale aderisce anche la UIL, si è interrogata sugli esiti della pandemia sui giocatori d’azzardo (alla riunione ci hanno chiesto di non chiamarli ludopatici perché in questa forma di dipendenza non c’è nulla di “ludico”, ma si tratta di un’azione solitaria e angosciosa)
La dipendenza, come sappiamo, colpisce molto le fasce anziane della popolazione e fra queste le donne e chi ha una bassa scolarità, ma la grande scoperta è quella che la pandemia, che ha obbligato alla chiusura molti dei luoghi dove si può giocare con macchinette o gratta e vinci e simili, ha fatto diminuire di molto i dati sulle somme perse al gioco: i giocatori non sono passati al gioco on line, come si temeva.
La CAMPAGNA “METTIAMOCI IN GIOCO”, basandosi su questa evidenza, ribadisce la necessità di “dirigersi verso la riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo, con una precisa regolamentazione” per prevenire la patologia. Si chiede quindi che Governo e istituzioni intervengano. La dipendenza dal gioco d’azzardo è una malattia che entra nella sfera della prevenzione della salute che va salvaguardata sempre e il disvalore sociale di alcune attività è superiore ad ogni valore economico legato.
Laddove esistono normative regionali che regolamentino l’accesso al gioco d’azzardo attraverso orari, distanze da luoghi sensibili ecc., i ricorsi da parte di gestori e concessionari, sono fioccati in nome della libertà d’impresa, dell’occupazione. In qualche luogo le norme sono state abrogate o si è rinviata l’applicazione della legge.
Oggi la patologia è riconosciuta dalla comunità scientifica ed è entrata nei livelli essenziali di assistenza: e i dati collegati al gioco d’azzardo del gioco 2020 confermano che se si riduce l’offerta sui territori, si ottiene una riduzione delle dipendenze. Il 47% dei giocatori lo fanno in presenza mentre solo lo 0,5% lo fa on line.
Quindi alle sostenute proteste degli imprenditori del settore; compresi i gestori, bisognerà comunicare questi dati, accompagnati da quelli collegati ai soldi riciclati che attraversano il settore a forte infiltrazione mafiosa (giro di denaro di circa 14 miliardi di euro l’anno), per circa 1 milione di giocatori che potenzialmente potrebbero diventare 1.750.000.
Il Dott. Croci è intervenuto al convegno per sottolineare l’approccio psicologico di questo tipo di gioco in rapporto con una più “sana” partita a scopa, canasta, briscola ecc.: solitudine contro socialità, lentezza contro estrema velocità, scontro di bravure e perizie personali contro un click sul tasto di una macchina, organizzazione di una partita contro incontro casuale con la macchina in un micidiale testa a testa, dove la testa della macchina è un algoritmo.
Inoltre il Dott. Croci consiglia la lettura di un libro che spiega come i giochi (come altre cose peraltro) sono pensati e costruiti per intercettare le fragilità psicologiche soprattutto di donne, giovani e anziani e ora immigrati. Il Marketing investe sulle neuroscienze per individuare i fattori di fragilità nei soggetti che interessano. Anche gli aromi dei luoghi dove si gioca sono pensati ad hoc per coinvolgere meglio i giocatori “irresponsabili” che sono ben il 96% contro il solo 4% di giocatori responsabili.
E mentre leggete questo bellissimo libro edito da Mondadori “Ci prendono per fessi: L’economia della manipolazione e dell’inganno di Robert J. Shiller, George A. Akerlof, (due premi Nobel che partono dagli studi che stanno alla base della creazione di condizionamenti psicologici che favoriscono l’arricchimento -qui l’etica come leggerete non c’entra-di una certa industria, lavorando sulle fragilità dell’individuo. E il gioco d’azzardo ha un grosso ruolo in queste proiezioni) pensate che l’Italia è al 4° posto nel mondo per danni da gioco d’azzardo: prima di noi solo USA Cina e Giappone