

La ricerca voluta da SPI CGIL, FNP CISL, UILP UIL ed affidata ad ARS Associazione per la ricerca sociale è la prima iniziativa che avvicina gli anziani in un’epoca in cui di anziani si è smesso di parlare: dopo le morti da virus, dopo le stragi nelle rsa, di anziani non si è più parlato e chiedersi oggi COME VA? segna un invito a riprendere in mano i problemi che erano e sono aperti: problemi vecchi, problemi peggiorati e problemi nuovi.
Per il sindacato confederale poi parlare di anziani significa parlare di giovani nel senso da un lato di contrastare il conformismo culturale che vede le giovani generazioni come unico supporto all’assistenza agli anziani e dall’altro contrastare la insopportabile tendenza a lasciare le cose come sono… tanto ci sono le famiglie…perché per i nostri giovani/futuri pensionati non potrà più essere cosi per ragioni sociali, di impoverimento legate alla nuova cultura e noi vogliamo cambiare le cose anche per loro
Abbiamo assimilato questa ricerca ad uno stress test della popolazione over 65 in Lombardia e in un certo senso è così, anche se la posta in gioco non è la solidità del sistema creditizio, ma lo stato di benessere di oltre 2 milioni e mezzo di persone.
L’azione del sindacato sta nel titolo della ricerca “bisogni, desideri, risorse” e il nostro obiettivo è fornire risposte con azioni di organizzazione e con azione verso le istituzioni. reddito, salute, non autosufficienza, abitare e inclusione sociale sono temi che noi presentiamo a molti interlocutori a cui chiediamo, ognuno per la sua parte di fornirci risposte: risposte che in questi anni sono state rinviate causa pandemia o causa assenza di proposte convincenti o forse addirittura capacità e interesse.
Le azioni ora devono essere rapide perché la ricerca ci dice che gli anziani lombardi hanno subito come ovvio i danni della pandemia, che si sono sommati alle criticità pre esistenti:
Si assiste ad uno strano fenomeno quando si parla di anziani che tende a massificare il fenomeno mentre la vecchiaia ha un numero infinito di diverse declinazioni: Si parla di anziani generalizzando, mentre gli anziani sono una popolazione assolutamente diversa al proprio interno che non può riunire una fascia che va dagli over 65 ai 90enne per esempio, perché ci sono donne e uomini che invecchiano in modo diverso , perché ci sono diversi gradi di istruzione che come abbiamo visto condizionano l’invecchiare sia nella salute che nel reddito che ne è una stretta correlazione, ci sono anziani isolati nelle campagne, ci sono anziani attivissimi nelle metropoli.
E poi noi siamo i Baby boomers molto citati perché siamo i nuovi vecchi: cesura fra un prima e un dopo la scuola dell’obbligo, l’emancipazione delle donne, il lavoro delle donne, i pochi figli, le famiglie allargate, i figli all’estero o lontani, o impossibilitati ad aiutarci per la precarietà della loro situazione lavorativa …e poi la diffusa longevità che impone a molti anziani di prendersi cura di grandi e grandissimi anziani.
Quindi approccio nuovo per vecchi nuovi. Soprattutto siamo anziani che sanno di avere dei diritti e si impegnano per difenderli e tutelarli. Ne è prova la nostra presenza e la partecipazione al sindacato pensionati.
Con questa ricerca noi siamo riusciti a suddividere i nostri intervistati per coorti di età, sesso, luogo di residenza, istruzione, stato di salute, ma soprattutto attraverso le percezioni che sono un elemento molto importante per costruire un po’ di quella cultura della vecchiaia che oggi è assente.
Cultura della vecchiaia significa leggere i dati che ci dicono della percezione soggettiva circa l’abitare, circa la solitudine vera o percepita, circa l’apprezzamento di alcuni servizi, ma soprattutto ci dicono che intervenire senza guardare agli anziani ed alle loro tante specificità (un po’ come la lettura di genere che studia gli impatti delle iniziative sulla diversità della popolazione femminile) significa non soddisfare il bisogno e addirittura emarginare.
Prendiamo l’informazione per esempio che dalla ricerca emerge raggiungere poco questa fascia di cittadini e che quindi vanifica gli sforzi di fornire servizi che, anche se sono di certo sufficienti, esistono, ma per i quali non si coglie l’importanza perché la popolazione spesso non ne conosce neppure l’esistenza.
Pensiamo all’abitare che è uno dei temi più importanti della nostra ricerca “Ombelico del mondo “viene definita perché è un tema che travalica il modo e luogo dove vivere, ma coinvolge la socialità– se non posso uscire e non ho i soldi per ristrutturare la casa dove sono imprigionato, resto più solo e più a rischio patologie e decadimento cognitivo.
La scelta dell’abitare travalica quindi la casa e coinvolge i tanti aspetti che la rendono una protezione o una prigione inconsapevole. Le barriere architettoniche sembrano nel mirino di molti amministratori pubblici, ma bisognerà anche occuparsi delle case dei privati, delle villette, delle fermate dei bus e dei tram stessi. Nei quartieri che cambiano la loro faccia con nuovi abitanti, meno negozi, pochi spazi verdi o di comunità, ci si può sentire più soli e quindi è importante curarsi della creazione di luoghi di aggregazione per anziani che invitino ad uscire di casa, alla partecipazione ed alla relazione.
L’Europa ci indica la via per creare Città amiche degli anziani “age-friendly cities” più verdi, con più panchine, con attraversamenti facilitati e semafori che durano di più… solo per citare piccole cose facili.
LA SALUTE come prevedibile resta la preoccupazione maggiore. Ma la lettura ci dice che non si tratta solo di ovvia paura di ammalarsi, con l’avanzare dell’età, ma la preoccupazione sta nella capacità di far fronte alla cura in tutte le sue declinazioni e quindi alla qualità dell’assistenza.
E qui si torna alla casa ed alle condizioni economiche. Casa come protezione da affitti esorbitanti e non mai come capitale da mettere in movimento per garantirsi condizioni di vita più agevoli. Nessuno si occupa di informare e legiferare norme adeguate all’oggi per la nuda proprietà e per il prestito vitalizio ipotecario: i vecchi stanno a casa loro e basta…… ma anche perché non sanno quali sono le alternative.
Non parliamo di RSA: le 25mila firme che SPI Cgil, FNP Cisl e UILP Uil hanno raccolte e consegnate a Regione Lombardia nel 2021 , sono la sintesi di quello che ci piacerebbe venisse dibattuto nell’Osservatorio regionale mai convocato……m ma parliamo invece di quelle sperimentazioni a cui sono dedicati addirittura degli assessorati senza che la popolazione abbia contezza di cosa si tratta e senza che ci siano norme civilistiche adeguate alla loro realizzazione: mi riferisco al co-housing.
E’ in affitto, è in acquisto?Non si può pensare che , al di là del gradimento di una condivisione abitativa con sconosciuti ci si butti in un’avventura economica con troppe opacità. E poi noi vogliamo lasciare la casa ai figli: sembra un must che si unisce agli aiuti che già diamo loro. Cultura della vecchiaia significa addentarsi in questi stereotipi e renderli meno rigidi e a volte sfavorevoli agli stessi anziani e contrastare con misure ad hoc il perdurare di situazioni che creano ansia e quindi malessere.
I nostri intervistati non si soffermano mai sull’assistenza domiciliare: sono interessati a ADI SAD ma sono poco conosciute, ma perché? Si potrebbe dire malignamente che sono talmente poco incisivi come aiuti che non vale neppure un passa parola tra la popolazione per conoscerli. Le proposte di miglioramento sono tante perché l’assistenza va rivisitata non solo per fronteggiare forme di non autosufficienza, ma anche per incombenze leggere che aiutino nel disbrigo di faccende quotidiane che se trascurate portano al degrado. Perché non pensare a campagne di informazione e per chiedere agli anziani di cosa avrebbero bisogno.
Dall’indagine emerga un interesse (non un utilizzo) per telemedicina, telesoccorso, trasporti e accompagnamento ed alla domotica, telefonia sociale che forse è collegabile a questa sensazione diffusa che” te la devi cavare da solo” …ma sono anche nuovi anziani già digitalizzati che hanno dimestichezza con le tecnologie e di anziani lombardi scolarizzati. Il gap digitale esiste e la triste vicenda dello SPID ne è una prova, ma come detto spesso, le diversità sono tante e il desiderare l’utilizzo di queste agevolazioni andrebbe ascoltato.
La pandemia ha peggiorato la solitudine ed è ovvio, ma anche perché sono venuti meno i familiari sia in termini presenza che di aiuto. E questo a riprova che sebbene in forte calo, l’aiuto della famiglia resta il pilastro che sopperisce alle disfunzioni del servizio pubblico. Non si tratta solo del piacere di avere la compagnia di figli o parenti (i nostri nuovi anziani si avvalgono anche di importanti reti amicali) ma di farsi aiutare nei nuovi bisogni. I familiari ci sono meno e ci saranno sempre meno mentre il numero degli anziani e dei loro bisogni va verso innalzamenti significativi. Il tema è urgente.
Tra un anno verrà presentata la seconda parte della ricerca sempre condotta da ARS e quindi abbiamo un anno per verificare per avanzare richieste, fare proposte e speriamo, ricevere risposte: noi continueremo anche attraverso l’Osservatorio che affiancherà la consueta azione sindacale a tutti i livelli, a monitorare la situazione degli anziani lombardi e poi torneremo sul campo per completare il progetto di questa ricerca biennale, ma certo già da oggi leggendo i dati, abbiamo maggior chiarezza rispetto alle priorità degli anziani questa Regione, dove sono stati patiti i maggiori danni da pandemia e dove i danni da pandemia si sono sommati a preesistenti assenze e criticità.