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Liste d’attesa: le nozze coi fichi secchi

Sulla Gazzetta Ufficiale del 7 giugno scorso è stato pubblicato il Decreto Legge n.73/2024 relativo alle misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie.

Il Decreto si compone di 8 articoli e si completerà con il Disegno di Legge del Governo sempre sul tema della riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie.

Con l’articolo 1 viene istituita, presso l’AGENAS, la Piattaforma nazionale delle liste di attesa finalizzata a realizzare l’interoperabilità con le piattaforme per le liste di attesa relative a ciascuna Regione e Provincia autonoma. La Piattaforma persegue l’obiettivo di: misurare le prestazioni in lista di attesa sul territorio nazionale; rendere disponibili le agende sia per il sistema pubblico che per gli erogatori privati
accreditati; c) verifica del rispetto del divieto di sospensione o di chiusura delle attività di prenotazione; modulare i tempi di attesa in relazione alle classi di priorità; tasso di saturazione delle risorse umane e tecnologiche; attuare il regolamento del DM 77/2022; misurare l’appropriatezza nell’accesso alle prestazioni, anche utilizzando piattaforme di intelligenza artificiale.

Con l’articolo 2 viene istituito presso il Ministero della Salute l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, che opera alle dirette dipendenze del Ministro della Salute. L’Organismo ha il compito di vigilare e svolgere verifiche presso le ASL e le AO e presso gli erogatori privati accreditati sul rispetto dei criteri di efficienza e di appropriatezza nella erogazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie e sul corretto funzionamento del sistema di gestione delle liste di attesa e dei piani operativi per il recupero
delle liste medesime.

Con l’articolo 3 si intuisce il Centro Unico di Prenotazione (CUP), che è unico a livello regionale o
infra-regionale nel quale afferiscono gli erogatori pubblici e gli erogatori privati accreditati ospedalieri e
ambulatoriali. La piena interoperabilità dei centri di prenotazione degli erogatori privati accreditati con i competenti CUP territoriali costituisce condizione preliminare, a pena di nullità, per la stipula degli accordi contrattuali. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano promuovono l’attivazione di soluzioni digitali per prenotare e disdire l’appuntamento autonomamente e per il pagamento del ticket, ove previsto. Il CUP attiva un sistema di disdetta delle prenotazioni, per ricordare all’assistito la data di erogazione della prestazione, per richiedere la conferma o la cancellazione della prenotazione effettuata, da effettuarsi almeno due giorni lavorativi prima dell’erogazione della prestazione, anche da remoto. Nell’ambito della gestione delle patologie cronico degenerative e oncologiche deve essere definito e
garantito l’accesso alle prestazioni presenti nei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziale (PDTA), attraverso agende dedicate.

È fatto divieto alle aziende sanitarie e ospedaliere di sospendere o chiudere le attività di prenotazione. Nell’eventualità che i tempi previsti dalle classi di priorità individuate nel Piano Nazionale di Governo delle liste di attesa 2019-2021 non possano essere rispettati, le direzioni generali aziendali garantiscono l’erogazione delle prestazioni richieste attraverso l’utilizzo dell’attività libero professionale intramuraria, delle prestazioni aggiuntive, o del sistema privato accreditato, sulla base della tariffa nazionale vigente nei limiti delle risorse stanziate in Legge di Bilancio 2024.

Con l’articolo 4 si stabilisce che per il rispetto della tempistica gli esami diagnostici, le visite diagnostiche e specialistiche sono effettuate anche nei giorni di sabato e domenica e la fascia oraria per l’erogazione di tali prestazioni può essere prolungata.

Con l’articolo 5 si supera del 5% il tetto di spesa per l’assunzione di personale sanitario portandolo dall’attuale 10% al 15%, fermo restando però gli attuali equilibri finanziari.

Con l’articolo 6 si stabilisce il potenziamento dell’offerta assistenziale e il rafforzamento dei Dipartimenti di salute mentale nelle Regioni “meno sviluppate” (Campania, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna), con le risorse dei Fondi Strutturali Europei del Programma Nazionale “Equità nella salute”.

Con l’articolo 7 si stabilisce che i compensi erogati per lo svolgimento delle prestazioni aggiuntive sono soggetti a una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 15%.

Come abbiamo avuto modo di commentare all’indomani della sua approvazione in Consiglio dei Ministri, siamo in presenza di un Decreto dal sapore elettorale che non dà risposte concrete al tema dell’abbattimento delle liste di attesa.

Il problema principale è che i 300 milioni di euro stanziati rappresentano soltanto una goccia nel mare e tra altro si tratta di provvedimenti già previsti a legislazione vigente come le classi di priorità, che sono quelle già previste dal Piano Nazionale delle Liste di Attesa (PNGLA 2019-2021), oppure indicazioni già contenute nella Legge di Bilancio per il 2024 sulle quali avevamo espresso tutto il nostro dissenso.

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